mercoledì 8 agosto 2018

LL – HR sull'inutilità dell'equipaggiamento e altre noiose annotazioni

Recentemente ho imbastito un articolo intitolato "Confessione di un giocatore di ruolo", in cui rifletto su ciò che effettivamente mi piace e non mi piace nei giochi di ruolo. Non so se lo pubblicherò, perché è abbastanza personale, ma devo dire che mi ha portato a qualche considerazione interessante, una delle quali è che mi annoio a tener conto delle risorse consumate durante il corso di un'avventura. E, a essere onesto, mi annoia anche la costruzione del PG (dal punto di vista numerico, intendo)(1).
Ciò detto, è curioso che, anni fa, io abbia scritto un articolo sull'utilità dell'equipaggiamento. Tra l'altro, scartabellando tra i miei file, vedo che ne avevo iniziato anche un secondo su questo tema! Nella mia ultima bozza faccio una distinzione fra tre differenti approcci alla faccenda: tener conto di ogni risorsa (come in un MUD), tener conto del minimo indispensabile (il che porta agli equipaggiamenti standard), considerare l'equipaggiamento come puramente coreografico. Finora ho sempre teso al secondo approccio, ma... recenti esperienze di gioco mi hanno portato a desiderare massima libertà nella creazione di un PG! Voglio poter giocare un barbaro vestito di stracci senza dovermi arrovellare su come alzargli la CA, e voglio poter giocare un ladro armato di pugnale senza rinunciare a infliggere il mio d8 di danni. Per queste ragioni ho creato le seguenti House Rules. Il sistema di riferimento è quello di Labyrinth Lord.

Assegnazione dei PX
Il primo livello di un dungeon, tipicamente, non contiene tesori per un ammontare di 12000 monete d'oro (che sarebbero quelli necessari a far passare di livello un party di 6 PG prima che scenda al secondo livello)(2). Tra parentesi servirebbero 3 muli per trasportare un simile tesoro, mentre per i tesori dei livelli inferiori servirebbe un'intera carovana.
L'assegnazione dei PX, a mio avviso, deve essere arbitrariamente stabilita dal master in base al tipo di avventura. Se poi si opta per una modalità di gioco completamente Old School, per cui tesori=PX, allora bisogna anche dare agli avventurieri modo di spendere (bagordi, oggetti magici, donazioni, costo della vita).

Equipaggiamento e armi
Si presume che ciascun PG abbia con sé tutto quello che gli serve. Se durante la descrizione del proprio personaggio ciascun giocatore dice anche come questi è vestito, armato ed equipaggiato, non serve altro. Se vuole può scriverlo sulla scheda, esattamente come scrive che ha i capelli biondi e gli occhi azzurri, ma non è indispensabile.
Indicativamente ciascuno avrò con sé provviste per sette o otto giorni, i maghi avranno di che scrivere, i ladri avranno i grimaldelli, il party nel suo complesso avrà fonti di illuminazione per tre giorni, delle corde, una vanga e un piccone e quant'altro.
Se qualcuno afferma a partita iniziata di avere un oggetto particolare, utile nella situazione contingente, ma non di uso comune per un avventuriero, il master può tirare un dado per decidere se concederglielo oppure no.
Se poi qualcuno esagera palesemente (considerate che uno zaino da escursionista pesa raramente più di 20 kg), il master può mettere il veto (magari consultandosi prima col gruppo), esattamente come lo mette per i nomi stupidi.
I valori della CA e dei danni, a questo punto, corrispondono ai migliori che una classe di personaggio può permettersi, escludendo gli oggetti magici, e cioè:
    • Chierico difensivo: danno in mischia 1d6, a distanza 1d4, gittata 12/24/48 m, CA 5 (al 1° livello) o 2 (dal 2° livello)
    • Chierico aggressivo (no scudo): danno in mischia 1d8, a distanza 1d4, gittata 12/24/48 m, CA 6 (al 1° livello) o 3 (dal 2° livello)
    • Elfo o Guerriero o Nano difensivo: danno in mischia o a distanza 1d8, gittata 24/48/72 m, CA 5 (al 1° livello) o 2 (dal 2° livello)
    • Elfo o Guerriero o Nano aggressivo (no scudo): danno in mischia 1d10, a distanza 1d8, gittata 24/48/72 m, CA 6 (al 1° livello) o 3 (dal 2° livello)
    • Halfling difensivo: danno in mischia o a distanza 1d6, gittata 21/42/63 m, CA 5 (al 1° livello) o 2 (dal 2° livello)
    • Halfling aggressivo (no scudo): danno in mischia 1d8, a distanza 1d6, gittata 21/42/63 m, CA 6 (al 1° livello) o 3 (dal 2° livello)
    • Ladro: danno in mischia o a distanza 1d8, gittata 24/48/72 m, CA 7 (al 1° livello) o 6 (dal 2° livello)
    • Mago: danno in mischia 1d6, a distanza 1d4, gittata 4,5/9/13,5 m, CA 9
In questo modo non servirebbe neppure più essere particolarmente restrittivi sulle competenze (ci starebbe persino un mago armato di spada, alla Gandalf), tuttavia consiglio di lasciarle quantomeno per quanto rigurda gli oggetti magici, di modo che, ad esempio, una spada +1 possa essere utile a un guerriero, ma non a un chierico. Molto semplicemente io direi che i valori garantiti da un oggetto magico (e non) si sotituiscono a quelli sopra elencati solo se migliori, o se il giocatore preferisce. Ad esempio un ladro potrebbe decidere, impugnando un pugnale +1, di infliggere 1d4+1 danni e aumentare il tiro per colpire di +1 oppure infliggere 1d8 e non godere del bonus al tiro per colpire. Per fare un altro esempio, un corpetto di cuoio borchiato +1 porterebbe la CA di un ladro a 5, ma non sarebbe di alcuna utilità a un guerriero di 2° livello. Gli scudi magici forniscono unicamente il bonus di potenziamento (cioè uno scudo +1 diminuisce la CA di -1, non di -2); gli scudi normali, invece, sono puramente coreografici.
Le regole sulla velocità e sugli inseguimenti non dovrebbero tenere particolarmente conto del peso delle armature, a  questo punto.

Trasportare il tesoro
Se lasciamo le monete delle dimensioni di un doblone d'oro spagnolo, ciascun PG può trasportare 400 monete (20 kg), mentre un animale da soma ne può trasportare 4000. Altrimenti si può ovviare al problema rendendo le monete piccole come le nostre e non tener conto del loro ingombro (oppure moltiplicare per dieci le suddette capacità di trasporto).

Apprendere incantesimi arcani
Un incantatore arcano (mago o elfo) guadagna due nuovi incantesimi a ogni livello: uno cauale (di qualsiasi livello è in grado di lanciare) e uno a scelta. Può averli inventati o appresi, a seconda del contesto. In questo modo, volendo, si può evitare di inserire le pergamene nei dungeon.

Trucchetti da maghi
Un mago (ma non un elfo) può utilizzare a volontà gli incantesimi Luce (ma non Oscurità), Prestidigitazione, Mano magica (max oggetti leggeri a corta distanza), Suono fantasma e un attacco a distanza nella forma che preferisce (Raggio di gelo, Onda spettrale, ecc).

Munizioni
Gli archi hanno 4 slot, le fionde e le balestre hanno 2 slot, tutte le altre armi a distanza (dardi, giavellotti...) hanno 1 slot. Se si ottiene un fallimento critico (1 naturale) durante un attacco con un'arma a distanza, si diminuisce di 1 il valore degli slot; a zero slot l'arma è senza munizioni. Dopo ogni combattimento si può recuperare uno slot di munizioni dal campo di battaglia.

Dichiarazioni
Il sistema delle dichiarazioni prima di tirare l'iniziativa è molto carino, ma per mia esperienza poco pratico, soprattutto se si gioca in tanti, quindi lo abolirei. Restano le regole che un arciere non può sparare a chi lo ha ingaggiato in mischia in quel round e che un incantatore che è stato colpito (o ha fallito un tiro salvezza) non può castare in quel round.

(1) Mi rendo che per gli amanti della terza edizione sto bestemmiando, mentre per gli amanti dei new wave sto affermando un'ovvietà. Non mi sento di schierarmi per una fazione in questo momento della mia vita ludica; in verità trovo che entrambe le posizioni, soprattutto se portate all'estremo, manchino di realismo.
(2) Ricordo bene che nella prima edizione di D&D si diceva che ogni livello del dungeon era adatto all'equivalente livello del party.

giovedì 26 luglio 2018

La metafora di Death Parade

Dopo la morte le persone finiscono al Queen Decim, un lussuoso bar senza uscita alcuna, dove il barman Decim le invita a partecipare a un gioco sorteggiato casualmente (bocce, freccette, carte...) e, in base all'esito della partita, le giudica per decidere se mandarle all'inferno o in paradiso. Questa è la surreale premessa dell'anime Death Parade, una serie di 12 episodi attualmente disponibile su Netflix. Bellissimo, a mio avviso! Ho cominciato a guardarlo per caso, inizialmente attratto dalla bizzarria del tema. Da molti anni trovo inconcepibile la concezione della vita umana come una prova in attesa del giudizio finale, per cui questa versione oggettivamente ridicola della faccenda mi ha incuriosito. Un altro elemento che mi ha subito colpito, inoltre, è la sigla, assolutamente scanzonata in contrapposizione al clima serio dell'anime. In particolare la sequenza in cui Chiyuki, la protagonista, balla assieme al giudice Decim è geniale se ripensata alla luce del significato nascosto della serie.
Eh già, perché a mio avviso tutta la serie non è altro che una sofisticata metafora, non della morte (intesa come fine della vita biologica), bensì del giudizio, nel senso di "giudizio interiore che ciascun essere umano rivolge verso sé stesso". Ci vogliono un po' di competenze di psicologia per capirlo, ma, alla luce delle mie conoscenze, sono abbastanza sicuro di quello che dico.
Ho compreso quale fosse il vero tema della serie più o meno verso la metà, in un episodio in cui Chiyuki abbraccia in lacrime uno degli ospiti del Queen Decim per fermare la sua furia omicida verso l'antagonista e gli rivela (e lo rivela allo spettatore) che non esistono l'inferno e il paradiso, bensì... Ma non voglio spoilerare niente, perché vale davvero la pena di vedere Death Parade! :-)

"Cosa ne sai tu della fragilità umana?"
Se siete proprio digiuni di psicologia è probabile che non riuscirete a cogliere la metafora, ma in questo caso non servirebbe neppure che ve la spiegassi, perché farei comunque riferimento a concetti che fraintendereste. In caso contrario vi lascio qualche chiave di lettura. ;-)

  • Come nell'interpretazione dei miti e delle favole, non tutti i personaggi di Death Parade sono da intendersi come persone vere, ma piuttosto come parti del Sé. In verità in tutta la serie compaiono solamente due personaggi che possono considerarsi davvero reali: Chiyuki e Mayu.
  • Quando nella serie si parla di "morte", sostituitela con la parola "crisi".
  • "Non giudicate, se non volete essere giudicati", predicò Gesù. O, detto con altre parole: l'unico modo per sottrarsi al giudizio è non guardare.
"Prima direttiva: un giudice non può mai smettere di emettere giudizi..."

"Non ti lascerò guardare"

Prestate attenzione quando si accenna alla comprensione e... bhe, buona visione!!

"Scendete in quel postaccio? E perché mai?"

Perdonami se non ti ho capita...

sabato 31 marzo 2018

Dinamiche di gioco: il gruppo e l'immaginario condiviso

Avete mai avuto la sensazione che al tavolo da gioco ciascuno facesse il cavolo che gli pare, a prescindere dagli altri? Ho questa sensazione in questo momento.
Non lo dico in qualità di master, ma in qualità di giocatore: nella campagna che stiamo attualmente giocando (a D&D 5a edizione) avverto dei problemi di... comunicazione? Coerenza? Più che in altre occasioni, intendo.
Butto giù due riflessioni.

Essere un gruppo

Nei gdr tradizionali – D&D soprattutto – i personaggi formano una compagnia, un party. A prescindere dalle singole motivazioni dei PG, e anche a prescindere dalla logica esterna (spesso debole, a volte inesistente) che li tiene insieme, è un fatto che essi si muovono (più o meno) come un gruppo. Ma sono effettivamente un gruppo? A volte no; a volte ciascuno agisce per i fatti propri (esattamente come succede in certi gruppi di lavoro, con la differenza che gli avventurieri non avrebbero un datore di lavoro che li costringe a stare assieme).
Che si crei o non si crei effettivamente il gruppo dipende da tanti fattori: la personalità dei giocatori (più o meno individualisti), il livello di immersività (ne parlerò tra poco), la difficoltà dell'avventura. Eh già, perché nella campagna che abbiamo giocato prima di questa, a Labyrinth Lord, cioè Vecchia Scuola, in cui c'era veramente il rischio di tirare le cuoia per un'azione azzardata, il gruppo si muoveva molto più all'unisono!

Immersività e immaginario condiviso

Personalmente sono il tipo che anche in un gioco da tavolo fantasy vuole sapere i nomi dei personaggi degli altri giocatori; per me il colore è importante. In particolar modo lo ritengo importante in un gdr; perciò credo sia fondamentale che si crei un vero immaginario condiviso, cioè che tutti, attorno al tavolo, si immaginino (più o meno) la stessa cosa.
Per fare un paio di esempi di ciò che non mi piace: nell'ultima sessione che abbiamo giocato un mio compagno ha affermato di prendersi dal bottino un mantello... dopo che io avevo già detto che lo indossavo! Poi un bardo ha effettuato un rituale magico che tutti si sono immaginati in maniera diversa: chi pensava a un circolo magico tracciato per terra, chi a una sonata, chi a un ballo tribale, chi a polli sgozzati... Il punto è che solo io e un'altra giocatrice eravamo interessati al fatto che ci si accordasse per un'immagine unica; per tutti gli altri si trattava un dettaglio irrilevante. Purtroppo (per come la vedo io) ciò che conta per gli altri giocatori, in questa avventura, sono invece i numeri, le meccaniche di gioco da un punto di vista matematico.
Capite? Sto parlando di qualcosa che va oltre il "fare del buon gdr", il recitare di cui parlavo nel precedente articolo (pratica che sicuramente favorisce il creare un immaginario condiviso, ma che a mio avviso non è indispensabile a questo scopo).
Penso che:
  • un sistema di gioco più semplice (tipo Labyrinth Lord) distragga di meno i giocatori "amanti dei numeri";
  • il master possa essere più o meno abile (e interessato) a favorire la creazione di un immaginario condiviso (compatibilmente con il materiale umano a sua disposizione);
  • un sistema di gioco più coerente di D&D (cioè un new wave) possa indirizzare i giocatori più in questo senso.

Però c'è anche un altro fattore da considerare: il numero di giocatori. Noi siamo in cinque, in questo momento; cinque teste anche molto diverse e con diverse prime donne (tra cui io) che, ciascuno a modo proprio, vogliono stare sotto i riflettori. E in cinque, lo spazio sotto i riflettori comincia a essere risicato! Perciò si inizia a non ascoltarsi più tanto l'un l'altro, ed è un peccato. Certo se ne potrebbe parlare più esplicitamente, si potrebbe dare il buon esempio, ma ci sono anche da rompere equilibri sociali, regole implicite... Comunicazione, gestione di un gruppo, dinamiche sociali: certo che il nostro è proprio un hobby psicologicamente complicato, non trovate?

P.S.
Una mia compagna di gioco (nonché mia compagna) mi fa notare che un altro elemento da tenere in considerazione è il fatto che il master ci sta viziando con mille mappe, gadget, segnalini personalizzati, musiche di sottofondo che se da un lato favoriscono l'immersività, dall'altro fanno sì che i giocatori interessati ai numeri si adagino dentro un'interpretazione più esteriore e poco personale.
Forse in questo caso non sarebbe male ripristinare la vecchia pratica del premiare il buon gdr con dei PX.

mercoledì 28 marzo 2018

Maschere

Tendiamo a interpretare sempre lo stesso PG, avete notato? Per mia esperienza la maggior parte dei giocatori di ruolo interpreta solo variazioni sul tema dello stesso identico personaggio. Il mio, ad esempio, è una sorta di ramingo tuttofare che agisce da solo.
Spesso si tratta di una trasposizione di noi stessi, oppure è quello che vorremmo essere. Cavallereschi, psicopatici, geni del male, altezzosi, brillanti, indipendenti, misteriosi, saggi, amabili, liberi, strategici: ci sono sempre uno o due tratti che immancabilmente accomunano tutti i PG che abbiamo interpretato nella nostra carriera di giocatori.
Non sempre sono tratti che ci mettiamo volontariamente: talvolta sono caratteristiche che "ci escono", nostro malgrado. Giocare un genio del male, ad esempio, non è semplice; quand'anche ci piaccia interpretare quel ruolo, è facile che venga fuori più che altro la caricatura di un genio del male, non è vero?
Per quanto mi riguarda, ad esempio, i miei PG hanno sempre un tratto di buffoneria che non vorrei metterci, ma che salta fuori ogni volta che mi annoio; e hanno anche un tratto di spocchia che non vorrei metterci, ma che – facendo parte di me – spesso salta fuori.

Avete mai provato a interpretare un personaggio diverso dal solito? Anche lì, per mia esperienza, ciascuno di noi va a pescare sempre tra gli stessi stereotipi. Raramente sperimentiamo in cerca di qualcosa di nuovo che ci diverta (raramente ne abbiamo l'occasione, visti i tempi di gioco!).
Il mio "secondo PG", ad esempio, è un fuorilegge maleducato e arrogante; e nonostante l'arroganza sia un tratto che mi esce bene, è difficile reggere più di un paio d'ore nei panni di un PG "che non sei tu". Giocare davvero "calati nella parte" è faticoso.

A tutti piace sognare, ma a pochi piace recitare.


Torno a pensare ai gdr new wave e al modello GNS. Ho già scritto in passato che, a mio avviso, per giocare (ma soprattutto per masterizzare!) taluni gdr narrativi bisogna essere brillanti. Oggi rifletto sul fatto che per giocare con intenti simulazionisti bisogna essere spigliati e metterci impegno; e sicuramente bisogna avere tutti lo stesso intento creativo al tavolo da gioco, ancor più che per un gdr narrativo. Per questi motivi è così difficile trovare gruppi che davvero e sempre "facciano del buon gdr".
I MUD favorivano, in questo senso; il fatto di non avere fisicamente davanti a te i tuoi amici permetteva una maggiore immersione nel mondo fantastico. Probabilmente anche perché scrivere davanti a uno schermo inibisce meno che parlare davanti a delle persone.
Giocare in modalità Zicky Play o con intento gamista è senza dubbio più semplice e rilassante (perciò D&D è ancora il gioco più diffuso tra i bimbiminkia ah ah).

Niente, non è che io voglia andare a parare da qualche parte, sono solo riflessioni che mi passavano per la testa e che volevo infilare nella mia "faretra". Qualunque sia il vostro intento creativo, vi auguro di trovare le persone e le modalità con cui riuscire a realizzarlo e divertirvi!

P.S.
Potrebbe essere divertente, anche se non so né come né con che sistema di gioco, far creare ai giocatori tre o quattro PG e poi chiedergli di interpretare l'ultima scelta, che ne dite?

venerdì 9 febbraio 2018

Nuove classi per Labyrinth Lord

House Rules, Free-form e Regola 0 sono state, abbastanza indiscutibilmente, le caratteristiche chiave del funzionamento del primo D&D, fonte di critiche e di nostalgici ricordi al tempo stesso. La prima edizione era, in un certo senso, più “plastica”, più facilmente adattabile alle proprie esigenze, rispetto alle successive.

Talvolta penso che anni di gioco e regolamenti ci abbiano ingabbiato entro certi schemi: così come non riusciamo più a concepire che si possa abbattere un drago colpendolo con una freccia nel punto del collo dove gli manca una scaglia, allo stesso modo quando ideiamo i nostri PG non ci discostiamo facilmente dai soliti archetipi. Nella prima edizione, però, non era così complicato accontentare i giocatori più creativi!

Le nuove classi che vado a presentarvi (il regolamento a cui mi appoggio è quello di Labyrinth Lord) sono state create da me sulla base dei PG storici del mio vecchio gruppo di gioco. Buona lettura!


Monaco stregone del nord

Nelle terre selvagge più settentrionali, caratterizzate da immense foreste di conifere e ricoperte da nevi perenni, sorgono isolati monasteri in cui ci si dedica allo studio della magia e si vive in armonia con la natura. Capita, talvolta, che un monaco stregone scelga di abbandonare il monastero e di viaggiare, spesso alla ricerca di una maggior conoscenza o semplicemente spinto dal desiderio di avventura.

Statistiche di riferimento: Mago
Linguaggio extra: Lingua degli Uomini del Nord
Lista degli incantesimi: mago/elfo e druido (LLEA) + A volontà: Raggio di gelo (attacco a distanza, danno 1d4, gittata 4,5/9/13,5 m), Prestidigitazione (trucchetti minori)
Dotazione di base: famiglio (legame empatico), libro degli incantesimi, pennino e inchiostro, bastone del gelo (+1 slot di 1° e uno di 2° livello, trasforma ogni incantesimo lanciato in un incantesimo del freddo, per lanciare un incantesimo senza il bastone deve superare una prova di Intelligenza), simbolo sacro di una divinità nordica


Marchiato dal drago

Questo individuo era destinato a incontrare un drago e a essere marchiato da questo. Come ciò sia avvenuto ha poca importanza, ma che l’incontro ci sarebbe stato era scritto nelle stelle. Negli anni precedenti a tale evento, l’uomo (o la donna) ha appreso, in qualche modo, i rudimenti dell’arte della guerra e anche un po’ di magia (da tutti coloro che lo conoscevano era ritenuto una persona incredibilmente dotata). Il marchio del drago lo ha trasformato intimamente (non esteriormente), rendendolo in un certo senso più forte, ma lasciandogli anche una pericolosa maledizione.

Statistiche di riferimento: Elfo
Competenze: armature leggere (max cuoio borchiato, no scudi), armi da mischia a una mano, armi a distanza
Linguaggio extra: Draghesco
Abilità speciali: Sensi acuti (individuare porte segrete 1-2, ascoltare rumori 1-2), Occhi di gatto (vede nitidamente nella penombra), Pelle coriacea (CA -2), Magia innata (non possiede un libro e apprende solo un incantesimo per livello, ma ottiene slot bonus dalla Int come un chierico fa con la Sag in LLEA)
Maledizione del drago: nelle notti di luna piena perde il controllo e si trasforma in un drago feroce e distruttivo. Nelle situazioni di stress il master può richiedergli un TS contro Incantesimi: se il tiro fallisce, anche in quel caso la maledizione ha effetto.
Dotazione di base: arma a distanza di ottima fattura (TxC +1), erbe anti-licantropo, cimelio di famiglia


Mercenario

I mercenari cambiano esercito spesso, a seconda delle possibilità che gli si presentano e dei ritorni che si prospettano in fatto di oro, vino e donne.

Statistiche di riferimento: Guerriero
Abilità speciali: Gozzovigliare (può bere e fare festa più di chiunque altro senza subire penalità), Ambidestria (solo se Des > 13. Se combatte con un'arma per mano aggiunge un +1 ai danni inflitti con l’arma principale), Artigianato (un esercito di mercenari deve essere il più autosufficiente possibile, perciò ciascun guerriero è pratico di un’arte artigiana a sua scelta)
Dotazione di base: cotta di maglia nera (CA 4), arma da mischia a scelta


Ladro dell’ombra

Questo ladro è un membro effettivo della prestigiosa gilda dei Ladri dell’Ombra. In quanto tale deve devolvere il 20% del suo bottino alla gilda, ma in cambio usufruisce di protezione, ha accesso al mercato nero e può facilmente reperire informazioni dalla malavita locale.

Statistiche di riferimento: Ladro
Competenze: armature leggere (max cuoio borchiato, no scudi), armi da mischia a una mano, armi a distanza
Abilità speciali: Ladro rifinito (ottiene bonus alle abilità ladresche in base alla Des, secondo le regole di LLEA)
Dotazione di base: pugnale dell’assassino (+2, attacco alle spalle x3), arnesi da scasso, fialetta di veleno (2 dosi, se applicato su un’arma raddoppia i danni del primo colpo che va a segno)


Mezzelfo scuro negromante

Nato dall'aberrante incrocio fra un umano e un elfo scuro, questo individuo ha studiato la magia nera e preso contatto con entità diaboliche che hanno reso la sua anima ancora più nera di quello che già non fosse.

Statistiche di riferimento: Mago
Linguaggi extra: Elfico, Lingua dei Demoni
Abilità speciali: Infravisione 18 m, Vista acuta (individuare porte segrete 1-2), Sangue elfico (+4 ai tiri salvezza contro la paralisi dei ghoul e contro gli incantesimi di charme), Sangue diabolico (immune alla Paura; i demoni lo riconoscono come uno di loro; nei suoi sogni ha visioni dell’inferno)
Lista degli incantesimi: mago/elfo e illusionista (LLEA) + A volontà: Onda spettrale (attacco a distanza, danno 1d4, gittata 4,5/9/13,5), Mano magica (telecinesi di oggetti a corto raggio fino a 0,5 kg)
Dotazione di base: libro degli incantesimi, pennino e inchiostro, sfera magica, pugnale d’argento, polvere di loto nero (2 dosi, bruciandola per 1 ora e inalandone i vapori può contattare altri piani e recupera tutti gli incantesimi), mantello con cappuccio


Paladino / Stregone rinnegato

Questo individuo è venuto al mondo con innati poteri magici arcani che per qualche motivo (probabilmente una tragedia causata dai suoi stessi poteri) ha rinnegato, scegliendo invece di seguire la via della spada e di mettersi al servizio dei bisognosi e degli oppressi. Gli déi gli sono favorevoli e gli hanno elargito dei doni per il suo buon proposito.

Statistiche di riferimento: Paladino (LLEA)
Abilità speciali: Imposizione delle mani (1/giorno può curare 2 pf/livello o una malattia), Salute divina (è immune alle malattie), Individuazione del male (entro 18 m, a volontà, concentrandosi), Favore divino (+2 a tutti i tiri salvezza), Scacciare non morti (come un chierico di 2 livelli inferiore), Magia selvaggia (è molto potente e versatile, ma non si può sapere in anticipo cosa succederà esattamente quando vi si ricorre)
Precetti: proteggi i deboli, aiuta i bisognosi, ripudia la magia (se infrange i precetti potrebbe perdere il favore degli dèi o addirittura essere punita da essi)
Dotazione di base: arma o armatura magica a scelta (da concordare con il master), simbolo sacro di una divinità a scelta


Elfo druido

Nelle comunità elfiche, di tanto in tanto, nascono degli individui che nutrono dentro sé un legame particolarmente stretto con la natura, ancor più dei propri fratelli. Questi elfi riescono naturalmente a percepire il respiro del bosco, la voce del vento, i sussurri della terra, a comprendere il canto degli uccelli e a comunicare con le volpi. Poiché rifiutano la civiltà e tutto ciò che non è naturale, non vengono istruiti alle nobili arti della guerra e della magia, come gli altri, bensì vengono presi sotto l’ala protettrice di un druido più anziano affinché questi gli insegni come diventare un custode della natura e una guida spirituale per il proprio popolo. L’addestramento di un druido prevede che a un certo momento egli parta per un lungo viaggio iniziatico in cui imparerà a conoscere le culture e le creature che abitano questo mondo. Ad affiancarlo e proteggerlo nel viaggio ci sarà un compagno animale che darebbe anche la vita per lui.

Statistiche di riferimento: Chierico
Competenze: armature non metalliche (imbottite, cuoio), scudi di legno, armi primitive (fionde, bastoni, randelli, lance, mezzelance, giavellotti, pugnali di selce)
Linguaggi extra: Elfico, Gnomesco, Lingua del Popolo Fatato, Lingua degli Spiritelli acquatici [dialetto Aquan]
Linguaggi bonus opzionabili (se ha bonus Int): 1) Nanesco, 2) Lingua degli Uomini-Lucertola [dialetto Draghesco], 3) Lingua dei Draghi verdi [dialetto Draghesco]
Abilità speciali: Sensi acuti (individuare porte segrete 1-2, ascoltare rumori 1-2), Infravisione 18 m, Immunità degli elfi (sonno, charme, paralisi dei ghoul), Riconoscere creature fatate, Esperto conoscitore della natura (funghi, erbe, tracce animali, acqua potabile, orientamento, ecc)
Compagno animale: il giocatore sceglie un animale dalla lista dei mostri; l’animale inizia il gioco con 1 DV e cresce di pari passo con il druido; quando raggiunge il numero di DV contemplati dal bestiario significa che ha raggiunto l’età adulta (continua comunque ad avanzare); il Morale dipende dal Carisma del druido
Lista degli incantesimi: druido (LLEA)
Precetti: Proteggi la natura e le sue creature, Sii un esempio e un consigliere per il popolo elfico
Dotazione di base: pugnale di selce (1d4 danni), armatura di pelle o pelliccia (animale a scelta) (CA 7), impiastri di erba medica (2 dosi, raddoppiano i pf recuperati durante un riposo)


Mezzorchetto

Quest’uomo ha un aspetto barbaro e trasandato; i suoi lineamenti sono quasi bestiali. Gli incroci tra umani e orchetti sono perlopiù frutto di violenze perpetrate durante le feroci razzie dei mostri nelle terre civilizzate, ma siccome le donne umane possono venire rapite come schiave, i mezzosangue possono anche essere allevati dagli orchetti. Il cuore di un mezzorchetto, tuttavia, non è necessariamente feroce come quello del genitore (sebbene la natura bestiale e collerica del sangue orchesco si faccia spesso sentire in lui).

Statistiche di riferimento: Guerriero
Linguaggio extra: degli Orchetti
Abilità speciali: Infravisione 18 m, Furia berserk (TxC +2, danni +3, TS contro la Morte +4, CA -2, non può indietreggiare né fuggire, per uscire da questa modalità prima che il combattimento sia concluso deve superare una prova di Saggezza)
Dotazione di base: Armatura di pelle d’orso (CA 6), elmo cornuto, arma da mischia a due mani


Chierico Alchimista

Ioun è la dea della conoscenza, delle abilità e della profezia. Sapienti, oracoli e strateghi la venerano, così come tutti coloro che vivono per la conoscenza e il potere mentale. Corellon è il patrono della magia arcana, ma Ioun lo è del suo studio. Biblioteche e accademie di maghi sono spesso costruite in suo nome.

Statistiche di riferimento: Chierico
Abilità speciali: Scacciare non morti, Mescere pozioni (invece di fare miracoli, il chierico di Ioun è capace di creare pozioni degli incantesimi arcani e divini; ciascuna pozione perde il proprio effetto entro 24 ore da quando è stata creata e il chierico riesce a crearne solo un tot al giorno, quantificato dal numero di slot disponibili)
Lista degli incantesimi: chierico e mago/elfo
Precetti: 1) cerca la perfezione della mente portando la ragione, la percezione e l’emozione in equilibrio l’una con le altre; 2) accumula, preserva e distribuisci conoscenza in tutte le sue forme; dedicati all’istruzione, costruisci biblioteche e ricerca l’antico sapere perduto; 3) sii sempre all’erta contro i seguaci di Vecna che cercano di controllare la conoscenza e mantenere i segreti; opponiti ai loro piani, svela i loro segreti e legali con la luce della verità e della ragione
Dotazione di base: simbolo sacro di Ioun, libro delle ricette (all’inizio contiene le ricette di 3 pozioni a scelta; altre se ne possono aggiungere da pergamene arcane e divine con le stesse modalità di un mago), pennino e inchiostro, borsa dell’alchimista


Scudiero

Gli scudieri sono spesso gregari di grandi guerrieri.

Statistiche di riferimento: Guerriero
Abilità speciali: Artigianato (x2, a scelta) (molti scudieri erano contadini, artigiani o pescatori, e ad ogni modo sanno cosa vuol dire lavorare con il sudore della propria fronte)


Popolano

Gli scudieri sono spesso gregari di grandi guerrieri.

Statistiche di riferimento: Guerriero (con un livello in meno, perciò parte dal livello 0)
Attributo principale: Saggezza
DV: d4
Competenze: pugnale, randello, dardo, bastone


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EDIT del 3/6/18:
Dopo un paio di partite di prova ho corretto alcuni dettagli e aggiunto due classi (Chierico Alchimista e Popolano). Qua a seguire posto le mie House Rules e una scheda del personaggio fatta da me.


domenica 14 gennaio 2018

Modi di giocare – parte 2

L’altro giorno stavo parlando con la mia ragazza – che ultimamente si è unita alle fila dei miei giocatori – dei diversi approcci che ciascun gruppo di gioco ha ne confronti del gdr. Mi riferisco a quel che definivo “stile & approccio” in un mio vecchio articolo (di cui questo diventa perciò uno spin-off). Lei mi diceva che preferirebbe uno stile un po’ più “immersivo” rispetto al nostro, cioè meno caciarone, più serio, senza troppe interruzioni off-gdr. Dunque “serio” e “teso”, secondo la classificazione del Manuale del DM, 4a edizione. Purtroppo per lei credo che non ci siano molti gruppi di gioco che riescono a giocare (a lungo) così, soprattutto con un gdr tradizionale; ritengo sia un’alchimia di rara realizzazione, soprattutto in gruppi di giocatori navigati. Ci vorrebbe un accordo preciso tra tutti i partecipanti; ci vorrebbero persone interessate e predisposte a questo stile di gioco. Non sono sicuro neppure io di essere in grado.

Ad ogni modo, mentre parlavamo ho cercato di descriverle la differenza tra lo stile del gruppo con cui stiamo giocando in questo momento (l’unico con cui lei abbia mai giocato, composto esclusivamente da appassionati come me) e quello del gruppo con cui ho giocato in precedenza (composto da persone a cui non dispiace giocare di ruolo tra amici, ma che non definirei propriamente appassionati).

Lo stile del mio attuale gruppo può essere paragonato a quello di un tipico cartone giapponese: la narrazione è generalmente seria, con momenti spensierati e momenti di tensione, ma di base i PG sanno di essere i personaggi di una storia di finzione, per cui non sono rare le battute di spirito e le affermazioni che sdrammatizzano o mettono in ridicolo certe situazioni. Inoltre vige un collaborazionismo implicito per cui, quando il master è in difficoltà e ha bisogno di tempo per riorganizzare il gioco, o quando semplicemente qualcuno è stanco, si spezza temporaneamente la narrazione parlando d’altro.

Lo stile del gruppo con cui ho giocato negli anni scorsi, invece, lo definirei proprio farsesco, nel senso che non solo mancava di serietà, ma i PG spesso compivano azioni ridicole e senza senso, un po’ per il gusto di farle e un po’ per scarsa attenzione da parte dei giocatori. Divertente, intendiamoci, ma non ci si poteva certo aspettare di dare vita a una storia epica.

Concludo dicendo che secondo me sarebbe bello poter cambiare gruppo di gioco, di tanto in tanto, solo perché questo permette di sperimentare nuove alchimie!

mercoledì 3 gennaio 2018

L’era di Conan e i giochi da tavolo articolati

Quando ero bambino i giochi da tavolo a cui valeva la pena giocare non erano molti. C’erano il Risiko, il Cluedo, parecchie varianti del Monopoli e del Gioco dell’Oca (alcune più riuscite, altre meno). Certi giochi, come ad esempio Scotland Yard, avevano una buona idea di base, ma una longevità decisamente bassa.

Oggi la situazione è diversa: esistono centinaia e centinaia di giochi, molti dei quali bellissimi e articolati, e alcuni dei quali con una componentistica che fa impallidire il mitico Hero Quest. Negli ultimi anni ho avuto occasione di provarne diversi, e devo dire che spesso non c’è paragone con quelli della mia infanzia. Tuttavia c’è anche da dire che, a mio avviso, ci sono volte che i game designer ca**no fuori dal bulacco!

Alcuni giochi di oggi sono decisamente troppo articolati! Faccio un esempio per tutti: dead of winter la lunga notte. Ci abbiamo giocato alcune settimane fa, dopo che avevamo già provato il dead of winter originale, che già era complesso. Ma questo è decisamente impossibile (quantomeno per una mente come la mia)! C’è sempre qualcosa che ci si dimentica: pescare la carta evento, attivare le creature fuoriuscite dal laboratorio, gestire tutti gli aspetti del rifugio, degli zombi, dei banditi… Per non parlare di ricordarsi di utilizzare le abilità dei propri personaggi, del proprio equipaggiamento e riuscire a imbastire una strategia che tenga conto sia dell’obiettivo comune sia di quello personale. Troppa, troppa roba.

Diversamente da un videogioco, che tanto viene gestito dal computer, un gioco da tavolo non può essere così articolato, a mio avviso. E ce ne sono diversi giochi da tavolo così in circolazione oggi. Onestamente, è lo stesso identico discorso dei giochi di ruolo molto in voga a cavallo del millennio (D&D 3a edizione in testa a tutti), con la differenza che un gioco da tavolo non può essere adattato dal game master (a prescindere che ciò sia visto come un bene o un male): la mente umana (la mia, quantomeno) non è dotata di sufficiente memoria e concentrazione per giocare a qualcosa di così, non dico difficile, ma articolato.


Un gioco che sta al limite fra ciò che io ritengo giocabile e ciò che ritengo ingiocabile è L’Era di Conan.

L’ho acquistato usato si ebay, visto che a quanto mi risulta è fuori produzione. Come si capisce anche dall’impaginatura del mio blog, io adoro il personaggio di Conan, e perciò questo gioco mi attirava tantissimo.

Si tratta di una sorta di Risiko, cioè è un gioco di strategia, ma decisamente più complesso. Ci ho fatto diverse partite, con persone differenti, e devo dire che, nonostante le difficoltà, mi piace proprio. Ripeto: siamo al limite, ancora una regoletta in più e risulterebbe troppo articolato per i miei gusti, ma così ci stiamo ancora dentro!


Purtroppo il regolamento è stato scritto in maniera non lineare. Cercare nel bel mezzo della partita una regola che non ti ricordi è un incubo! L'ho riscritto, cercando di mettere un po’ di ordine, ma anche così non è facile padroneggiarlo, perciò accostatevi a L’era di Conan con molta pazienza, all’inizio.

Un’altra grossa difficoltà è la durata di una partita. Personalmente vi consiglio di spezzarla in due serate. Procuratevi degli elastici e dei cartoncini identificativi e, quando volete interrompere, riunite assieme:
- i mazzi degli scarti;
- i mazzi delle carte ancora da girare presenti fuori dal tabellone (carte regno, obiettivi, avventure di Conan);
- i mazzi delle carte presenti sul tabellone (sistemate in versi opposti, da un lato carte strategia e carte avventura ancora da girare, dall’altro obiettivi e carte avventura già girate);
- le carte in possesso di ciascun giocatore (sistemate in versi opposti, da un lato quelle calate e dall’altro quelle in mano).

Procuratevi anche delle bustine e riunite assieme:
- i gettoni e le carte presenti sul tabellone;
- i gettoni e le carte in possesso di ciascun giocatore (ricordate di assegnare il segnalino primo giocatore al giocatore di turno) e, se non sono troppe, anche le miniature presenti sul tabellone.

Infine fate alcune foto chiare e da diverse angolature (mai fidarsi di una sola foto!) al tabellone e alle postazioni dei giocatori (perché bisogna ricordarsi anche quali carte potenziamento devono essere riattivate e quali no; se interrompete la partita tra un’era e l’altra, comunque, non avrete questo problema).