giovedì 26 luglio 2018

La metafora di Death Parade

Dopo la morte le persone finiscono al Queen Decim, un lussuoso bar senza uscita alcuna, dove il barman Decim le invita a partecipare a un gioco sorteggiato casualmente (bocce, freccette, carte...) e, in base all'esito della partita, le giudica per decidere se mandarle all'inferno o in paradiso. Questa è la surreale premessa dell'anime Death Parade, una serie di 12 episodi attualmente disponibile su Netflix. Bellissimo, a mio avviso! Ho cominciato a guardarlo per caso, inizialmente attratto dalla bizzarria del tema. Da molti anni trovo inconcepibile la concezione della vita umana come una prova in attesa del giudizio finale, per cui questa versione oggettivamente ridicola della faccenda mi ha incuriosito. Un altro elemento che mi ha subito colpito, inoltre, è la sigla, assolutamente scanzonata in contrapposizione al clima serio dell'anime. In particolare la sequenza in cui Chiyuki, la protagonista, balla assieme al giudice Decim è geniale se ripensata alla luce del significato nascosto della serie.
Eh già, perché a mio avviso tutta la serie non è altro che una sofisticata metafora, non della morte (intesa come fine della vita biologica), bensì del giudizio, nel senso di "giudizio interiore che ciascun essere umano rivolge verso sé stesso". Ci vogliono un po' di competenze di psicologia per capirlo, ma, alla luce delle mie conoscenze, sono abbastanza sicuro di quello che dico.
Ho compreso quale fosse il vero tema della serie più o meno verso la metà, in un episodio in cui Chiyuki abbraccia in lacrime uno degli ospiti del Queen Decim per fermare la sua furia omicida verso l'antagonista e gli rivela (e lo rivela allo spettatore) che non esistono l'inferno e il paradiso, bensì... Ma non voglio spoilerare niente, perché vale davvero la pena di vedere Death Parade! :-)

"Cosa ne sai tu della fragilità umana?"
Se siete proprio digiuni di psicologia è probabile che non riuscirete a cogliere la metafora, ma in questo caso non servirebbe neppure che ve la spiegassi, perché farei comunque riferimento a concetti che fraintendereste. In caso contrario vi lascio qualche chiave di lettura. ;-)

  • Come nell'interpretazione dei miti e delle favole, non tutti i personaggi di Death Parade sono da intendersi come persone vere, ma piuttosto come parti del Sé. In verità in tutta la serie compaiono solamente due personaggi che possono considerarsi davvero reali: Chiyuki e Mayu.
  • Quando nella serie si parla di "morte", sostituitela con la parola "crisi".
  • "Non giudicate, se non volete essere giudicati", predicò Gesù. O, detto con altre parole: l'unico modo per sottrarsi al giudizio è non guardare.
"Prima direttiva: un giudice non può mai smettere di emettere giudizi..."

"Non ti lascerò guardare"

Prestate attenzione quando si accenna alla comprensione e... bhe, buona visione!!

"Scendete in quel postaccio? E perché mai?"

Perdonami se non ti ho capita...

Nessun commento:

Posta un commento